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Il Salento tra la Riserva Naturale Le Cesine e Acaya

Salento: sud della Puglia casa delle località balneari più in voga, tra le quali Gallipoli, Porto Cesareo, Punta Prosciutto, Castro e Santa Maria di Leuca. Territori stupendi, da visitare almeno una volta nella vita.

A parte la loro indiscussa bellezza, sono rimasta particolarmente impressionata dalla quantità innumerevole di persone presenti in questo lembo di terra magico. Durante la stagione estiva è pressoché impossibile trovare una spiaggia poco affollata o isolata, un ristorante, un parcheggio, un alloggio. Consiglio la bassa stagione senza dubbio.

Trovandomi in Salento nel periodo sicuramente più sconsigliato mi sono dovuta adattare e, grazie alla mia voglia di trovare luoghi meno conosciuti ,ho iniziato la mia esplorazione dirigendomi verso Lecce costa Mare Adriatico. Non potevo credere ai miei occhi: pochissime macchine, pochissima gente. Ecco la mia destinazione: la Riserva Naturale Le Cesine, località Vernole.

Oasi WWF dal 1979 e dal 1980 Riserva Naturale dello Stato gestita dal WWF Italia. Prima di questi anni era una zona paludosa che si estendeva da Brindisi a Otranto, una zona malsana che pregiudicava la coltivazione e la produttività, qui aveva trovato il suo habitat naturale una zanzara particolarmente nociva per la salute. Furono proprio queste caratteristiche a determinarne il nome Le Cesine che secondo alcuni deriva al latino e vuol dire zona incolta e abbandonata secondo altri deriva dal verbo latino caedere, tagliare, un’antica pratica di tagliare gli alberi e bruciare i boschi per ottenere terreni coltivabili e fertili. Fino a quando a fine ‘800 iniziarono i lavori di bonifica della zona per creare una fitta rete di canali che permetteva di avere l’acqua dolce e si iniziarono a mettere in dimora tutte quelle specie arboree che assorbivano l’acqua superflua, rendendo in tal modo il terreno adatto alla coltivazione e allo sviluppo della macchia mediterranea. Fino agli anni ’70 l’area era di proprietà regionale affidata a un’associazione di cacciatori, e dopo una mattanza di circa 5.000 animali si iniziò a lavorare per l’istituzione della riserva naturale. Una natura imponente che merita solamente il nostro rispetto. Se siete amanti delle escursioni di questo tipo consiglio di partecipare alle visite guidate la cui durata è di circa due ore.

Da qui l’Ultima Spiaggia delle Cesine che, come suggerisce il nome, è l’ultima spiaggia. Un luogo davvero incantevole. La sua bellezza, a parte la presenza costante della natura e la pochissima gente , è data anche da striature nere sulla sabbia. L’origine di questa sabbia nera ha pareri contrastanti: qualcuno sostiene siano residui vulcanici, sedimenti alluvionali ricchi di ferro provenienti dal Volture, vulcano lucano spento, erosi dal fiume Ofanto e trasportati al mare, qualcun altro, con una visione più catastrofica, sostiene che siano residui petroliferi. Io ovviamente amo credere alla prima immagine, che trovo affascinante e abbastanza attendibile tra l’altro.

A circa 5 Km di distanza da questo paradiso naturalistico si trova una borgo che merita l’attenzione: Acaya. Frazione di Vernole abitata da circa 450 abitanti ma probabilmente anche meno, una città fortificata a maglia ortogonale che vi proietterà subito in un’altra epoca non molto lontana dalla nostra.

Bisogna oltrepassare la porta urbica di Sant’Oronzo, l’accesso, per accorgersi della sua bellezza senza tempo, porta arricchita da stemmi e lemmi e sormontata dalla statua dell’omonimo santo. Il borgo è racchiuso da una cinta muraria con tre imponenti bastioni triangolari e il maestoso castello. Tutto ovviamente in pietra leccese di colore bianco.

Da vedere la Chiesa di Santa Maria della Neve e il Castello di Acaya, dal nome della famiglia baronale, che spesso accoglie mostre ed esposizioni interessanti.

Ciò che ho trovato più suggestivo all’interno della cittadella fortificata è stato passeggiare tra le sue vie: sei strade parallele della stessa lunghezza larghe 4 metri e distanti 17 metri l’una dall’altra che si intersecano con 3 strade di cui la centrale divide il centro storico.

In silenzio.

All’improvviso mi sono trovata davanti un ragazzino con la bicicletta che beveva dell’acqua dalla fontana davanti la chiesa. Non so se avete visto il film Baarìa di Tornatore. Ecco questa immagine mi ha fatto trovare una somiglianza con Peppino Terranuova davanti la scuola di Bagheria. Per un attimo ho rivisto gli stessi anni siciliani in Puglia, come un flashback cinematografico.

  • Guarda: la flora e la fauna della Riserva Naturale Le Cesine; l’architettura del borgo di Acaya; i colori tipici pugliesi di tutto il territorio dalla macchia mediterranea alla città fortificata.
  • Prova: a passeggiare sulla splendida spiaggia nera dell’Ultima Spiaggia; a camminare tra le vie di Acaya; a fermarti un attimo ad osservare la piazza principale di Acaya.
  • Ama: il silenzio di entrambe le località.

 

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