Eccomi di nuovo qui per la rubrica “Non guarderò MAI una serie TV”. L’incriminata questa volta è l’americana Orange is the New Black. Sette stagioni avvincenti trasmessa dall’ormai indiscussa Regina delle Serie TV: Netflix.

E’ ispirata a un personaggio realmente esistito, Piper Kerman, scrittrice, autrice e memorialista statunitense condannata per riciclaggio di denaro sporco. In carcere ha scritto un libro di memorie intitolato “Orange is the new black: my year in a woman’s prison”, fonte di ispirazione per la serie TV. Si tratta di memorie di detenzione subito diventate best seller.

La serie tv narra la storia di Piper Chapman condannata a scontare quindici mesi di detenzione in un carcere  femminile  federale gestito dal Dipartimento Federale di Correzione, il Litchfield, carcere di “minima sicurezza”. Accusa? Un fatto avvenuto dieci anni prima, ovvero aver trasportato una valigia piena di soldi di provenienza illecita per conto di Alex Vause, trafficante internazionale di droga della quale era a quel tempo amante. Nei dieci anni successivi al fatto però è riuscita a costruirsi una vita agiata, rispettosa della legge, nell’alta  borghesia newyorkese con il suo nuovo fidanzato Larry Bloom, un cambiamento radicale.

Durante la permanenza al Litchfield, Piper incontra Alex, artefice di averla soltanto nominata durante il suo processo causandone l’arresto. Qui le due si avvicinano nuovamente.

Ma non sono le uniche protagoniste. Insieme a loro ci sono tantissime altre donne le cui storie sono raccontante tramite l’utilizzo di numerosi flashback.

Tutte storie travolgenti che permettono di riflettere e di vedere sotto un altro aspetto le carceri non solo americane.

Ho amato tantissimo la colonna sonora, non c’è una canzone, una musica, una nota al posto sbagliato. Mi sono piaciute tutte dalla prima all’ultima, punto di forza della serie tv che ha ricevuto numerose critiche positive e negative.

Le ultime stagioni le ho trovate particolarmente attuali e molto vicine ai fatti di cronaca italiani: le guardie carcerarie e i casi di violenza.

Un argomento spinoso che è stato trattato egregiamente.

Dunque, una storia vera, una Piper Chapman corrispondente a Piper Kerman, l’autrice del libro, sia per i fatti compiuti che per la sua vita privata.

Adesso la Kerman è molto impegnata civilmente cercando di rendere utile la sua esperienza presiedendo conferenze nelle scuole e nelle carceri. Parla non solo agli studenti e ai detenuti ma anche ai funzionari federali per la libertà vigilata, ai difensori d’ufficio e ai volontari.

Consiglio non solo la visione della serie TV ma anche quella delle numerose interviste rilasciate da Piper Kerman reperibili online. E consiglio sempre di guardare le puntate in lingua originale per non perdersi neanche una sfumatura delle varie storie raccontate.

#guardaprovaama

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