Corse-du-sud: la mia terza tappa corsa.

Portivechju, in lingua corsa, è il terzo comune più grande della Corsica dopo Ajaccio, la capitale, e Bastia, ed è una delle località maggiormente frequentate, soprattutto nel periodo estivo. Non amo il turismo selvaggio, ma qui ho trovato un giusto compromesso. Un borgo tutto genovese, circondato da bastioni, dai vicoli e case di una pietra di nome porfido. Genovese perché la sua costruzione è stata pianificata dalla Repubblica di Genova nel lontano 1539. Molto carina la zona del porto ricca di locali e ristoranti, suggestiva all’alba e al tramonto.

Consiglio di alloggiare in qualsiasi hotel, B&B, appartamento che abbia un parcheggio perché sostare sulle strisce blu costa davvero tantissimo. Ho avuto una piccola disavventura con l’appartamento prenotato al centro di Porto Vecchio e ho dovuto cambiarlo quando ero in loco con uno con un parcheggio. Disavventura? No. Grazie a questo piccolo intoppo ho svoltato completamente la mia vacanza che da adesso in poi è diventata on the road più di quanto avessi pianificato.

Mi sono soffermata tre notti e due giorni, giusto il tempo di visitare le spiagge più belle e rinomate della Corsica del Sud. Qualcuno le sconsiglia perché tanto turistiche, ma io sono dell’idea che bisogna vivere i posti prima di giudicarli. E ho fatto bene, perché sono stupende e caraibiche quanto basta.

Da qui si arriva facilmente alla Palombaggia e alla Plage Santa Giulia.

Plage de Palombaggia. La strada che si percorre per arrivare è in perfetto stile corso, wild. Si passa in mezzo alla natura più selvaggia, e non è un modo di dire. Ma all’improvviso eccolo lì, il mare turchese. Un colore così intenso, un’acqua così cristallina e una sabbia così bianca che lasciano sempre senza parole. Ciò che più mi ha emozionata è stata la presenza dei pini, una presenza imponente e selvaggia. L’unica cosa che sono stata in grado di fare è stato osservarli nella mia passeggiata in riva la mare. In silenzio. Qui per la prima volta da quando è iniziato il mio tour on the road ho assaporato la natura nella sua essenza più vera. Spesso si assimila erroneamente la Corsica alla Sardegna. Ho visitato entrambe le regioni e assicuro che sono entrambe stupende ma completamente diverse nei paesaggi che regalano allo spettatore. La Corsica è natura, scoperta e natura allo stato puro. Una natura verde.

 

Plage de Santa Giulia: 2 km di spiaggia caraibica. Il caratteristico agglomerato di sassi lisci in mare che adoro e l’acqua color turchese, impossibile non restarne piacevolmente colpiti. Devo ammettere che la gente era tanta, ma non invadente e comunque davanti a una spiaggia così bella non importa nemmeno quanta gente sia presente. Il nome così italiano è dovuto al fatto che  Giulia è patrona della Corsica oltre che di Livorno. Appartenente alla gens Iulia, nobile e aristocratica famiglia romana, poco si sa della sua vita, le  informazioni attendibili provengono da una Passio scritta dopo la sua morte, tra miti e leggende.

Due versioni.

1- Giulia la ricca e nobile di Cartagine caduta in rovina che diventò schiava e quindi venne acquistata da Eusebio, un mercante siriano. Grazie a lui girò il mondo e durante uno di questi viaggi la nave naufragò proprio in Corsica. Qui regna il “governatore” Felice, un despota che voleva acquistare la bella naufraga. Il rifiuto di Eusebio scatenò l’ira di Felice che una sera, approfittandosi dell’ubriachezza del mercante, promise la libertà a Giulia se lei, cristiana, avesse fatto un sacrifico agli dei. Giulia si rifiutò affermando di essere già una donna libera servendo Gesù Cristo. Il giorno seguente le vennero strappati i capelli, fu flagellata e crocifissa.  Quella stessa notte, alcuni monaci dell’isola di Gorgona, isola di fronte Livorno,  furono informati in sogno dell’accaduto e la mattina la raggiunsero. A pochi metri dalla costa corsa avvistarono la croce dove era inchiodata Giulia e un foglio con il suo nome e la storia del suo martirio. Questo, a detta dei monaci, fu scritta da mani angeliche. La deposero in un sarcofago nell’isola di Gorgona.

2- Giulia nasce a Nonza, a Cap-Corse, il “dito” della Corsica, nel III secolo, periodo di persecuzioni feroci contro i cristiani. In questi anni l’Impero decadente Romano, cercando di risollevare dalle ceneri le vecchie divinità pagane, organizzò grandi feste dove invitavano a partecipare tutta la popolazione. Soprattutto le donne per onorare il Pantheon Latino, e tra queste c’era anche Giulia. Ma quando le venne ordinato di inchinarsi davanti alla statua di Giove, lei si rifiutò e andrò a pregare davanti le porte chiuse di una chiesa cristiana. Questo rifiuto fece infuriare così tanto i presenti che la condannarono al supplizio della croce. Lei rimase molto calma, il che li fece infuriare ancora di più al punto che le strapparono i seni, li gettarono davanti a un masso e la crocifissero. Lo stesso giorno avvenne un evento miracoloso: ai piedi della pietra iniziò a sgorgare una sorgente calda. Qui venne costruita una cappella ancora oggi esistente, a Nonza, di cui è patrona.

Oltre le spiagge, mi sono soffermata all’interno di una chiesa che regala un’atmosfera e un’emozione di assoluta serenità, l’Eglise  de Saint Jean Baptiste. Una di quelle piccole chiesette da borghi marinari che amo tanto e che meritano sempre di essere viste.

  • Guarda: l’imponenza della natura, la natura verde e prorompente presente in spiaggia. Sbalorditiva.
  • Prova: le Table de Nathalie, il miglior ristorante di Porto-Vecchio. Accoglienza e qualità oltre le aspettative, quando l’amore per la cucina viene trasmessa in maniera così eloquente bisogna provare questi luoghi.
  • Ama: le leggende e le tradizioni corse, uniche nel loro genere.

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