La Corsica del Sud è di una bellezza disarmante, Sartène la svolta per innamorarsi ancora di più di quest’isola selvaggia quanto magica.
Da Bonifacio si percorre una strada che regala panorami mozzafiato con piccole calette dai colori bianco, azzurro e verde.  E’ la terra dei contrasti più belli, dove mare e montagna convivono nel modo più naturale possibile.

Prima di arrivare a destinazione si passa da Roccapina, una spiaggia selvaggia incredibile raggiungibile percorrendo una strada sterrata. Alle sue spalle la Roccia del Leone chiamata così per la sua forma che ricorda proprio un leone, modellata dal vento. Un vero paradiso.

Percorrendo la strada ho deciso di non fermarmi subito a Sartène ma di proseguire fino a Propriano, sul mare, poco distante dalla mia destinazione. Piccolo centro di circa 3.200 abitanti tra strade in salita e in discesa. Il suo lungomare è davvero molto carino e piacevole, così come il porto. Il mare che ho visto niente di speciale, ma nei dintorni promette bene. Pausa pranzo perfetta in un bel posticino accogliente prima di riprendere la corsa.

A 13 Km, tra curve in salita con maestosi alberi verdi, Sartène. Abitanti circa 3.200, come Propriano. Uno dei più grandi borghi corsi non sulla costa di una bellezza unica e dalla magica atmosfera medievale. Il suo centro storico è piccolino e raccolto, impossibile non notarlo. Case in pietra arroccate su una roccia, scalinate e archi in pietra. Se avete la fortuna come me di alloggiare non al centro ma su una strada che vi mostra l’intero borgo, potrete apprezzarne ancora di più la sua bellezza, soprattutto la sera quando si accendono le luci. In un b&b dal design moderno e dall’atmosfera francese la chicca della piscina-terrazza su Sartène. Clima fresco, una giornata grigia e panorama sorprendente: combinazione perfetta per una meta perfetta.

La sera perdersi tra le sue strette stradine, suggestivo e surreale. Qui si può anche apprezzare un’autentica e ottima cucina corsa.

Questo è ciò che cercavo in Corsica, proprio la Corsica.

E ancora una volta la vera essenza di quest’isola straordinaria, un popolo così diverso ma così vicino alle usanze del sud Italia, soprattutto nelle manifestazioni religiose. Qui si svolge una delle processioni del Venerdì Santo più famose, il “Catenacciu“, che vuol dire “l’uomo incatenato” e simboleggia l’ascesa di Cristo al Calvario. Sono rimasta così affascinata da questa celebrazione, tanto da acquistare una cartolina che la raffigura, uno dei miei souvenir d’autore dalla Corsica.

Questa processione inizia con la scelta del penitente: il sacerdote di Sartène sceglie tra i volontari, in lista d’attesa magari per anni, colui che porterà la croce. Chi si propone solitamente lo fa perché lo trova un modo per espiare i propri peccati, per chiedere una grazia, per un atto di fede o semplicemente perché è un grande desiderio da bambino.

Due giorni prima della processione il penitente si isola al Convento Saint Côme e Damien  per leggere i Vangeli. Alle ore 23 del Venerdì Santo dieci penitenti introducono il cammino.

Il penitente, rigorosamente a piedi nudi e incappucciato, indossa un sacco rosso scarlatto  e un passamontagna dello stesso colore, per cui non si vede chi c’è sotto, identità conosciuta solo al sacerdote della parrocchia. L’uomo porta una croce in massello di quercia dal peso di 37 Kg, catene ai piedi dal peso di 17 Kg e cammina per un percorso di circa 1,8 Km dove deve cadere per tre volte come Gesù Cristo. Non è da solo in questo calvario ma è accompagnato da altri penitenti: uno porta l’estremità della croce, altri otto confratelli vestiti di nero seguono la processione. Tutti a piedi scalzi.

Terminato il cammino, i confratelli si fermano sul sagrato della chiesa dove il penitente si inginocchia davanti la folla e ascolta il prete raccontare le tappe della sofferenza di Gesù. Poi entra in chiesa, posa la croce davanti l’altare e si inginocchia fino a quando i pellegrini baciano il Cristo. Finito tutto è portato al Convento Saint Côme e Damien ed è liberato nella notte in modo che nessuno possa vedere la sua identità. A volte decide di restare un’altra notte all’interno del Convento per pregare.

Un popolo che ancora una volta manifesta la sua forte identità regalando emozioni preziose e che difficilmente si provano altrove.

  • Guarda: il borgo arroccato sulla roccia illuminato la sera.
  • Prova: a passeggiare in silenzio tra i suoi vicoli e i suoi archi; ad assaggiare i piatti tipici.
  • Ama: la tradizione religiosa corsa

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