A circa 35 km di distanza da Berlino, uno dei campi di concentramento che sicuramente merita una visita se vi trovate qualche giorno nella capitale tedesca.  Ci troviamo con precisione ad Oranienburg-Sachsenhausen, a nord di Berlino, città in cui si giunge in circa 40 minuti dalla capitale tedesca. Già sul treno l’atmosfera è surreale: si passa tra alti alberi spogli che introducono il sentimento della tristezza, e si ascolta solo il silenzio. Impossibile restare indifferenti. Arrivati alla stazione si può prendere un bus che porta direttamente davanti l’ingresso oppure è possibile fare un altro percorso a piedi, quello che ho fatto io.

Si tratta della fermata più drammatica, dove arrivavano i deportati. Adesso è una zona residenziale molto carina, che ancora oggi vive il peso di un’enorme tragedia, una sensazione che si percepisce immediatamente. Da cosa l’ho percepito? Ho chiesto informazioni a qualche residente della zona su quale strada mi convenisse percorrere per arrivare prima, e nessuno di loro ha saputo darmi informazioni, come se fingessero di non conoscere questo luogo, come se avessero deciso di dimenticare e rimuovere  una storia così pesante. Eppure era lì, a soli circa 1,5 km di distanza. 

Quindi ho seguito le indicazioni dei cartelli piazzati nella strada che ho deciso di percorrere, in silenzio, perché da adesso in poi tutto è fatto di non parole e dolore. 

Arrivata all’ingresso si può prendere l’audio guida, ed è proprio quello che consiglio di fare. Si percorre una strada con delle installazioni che raccontano cosa succedeva in quel tragitto fino ad arrivare alla porta d’ingresso. 

Questo campo è stato aperto nel 1936 per la custodia preventiva degli antinazisti tedeschi e fu ultimato nel 1938, anno in cui giunsero circa 950 prigionieri provenienti dal lager della Bassa Sassonia in Germania di Esterwegen.

Nessuno sopravvisse. Si tratta di 388 ettari. Immenso nelle misure, immenso nella sofferenza.

Divenne subito un campo importante perché qui si svolse l’addestramento delle cosiddette Waffen-SS, forza militare della Germania nazista nonché braccio destro delle SS. Al lager è stata data la forma di triangolo equilatero. Gli edifici simmetrici, raggruppati sulla perpendicolare e sul punto di comando SS dello stesso, la Torre A che si trova al centro del lato principale del triangolo. Davanti la Torre la piazza dell’appello dalla forma semicircolare con quattro anelli di baracche costruiti sui bordi. Sempre sull’asse centrale la caserma delle truppe delle SS

Furono costruite anche le abitazioni degli ufficiali di alto grado che vivevano qui con le loro famiglie.

A Sachsenhausen morirono migliaia di persone, basta pensare che tra il 1936 e il 1945 furono deportate più di 200.000 persone di 40 nazionalità diverse. Inizialmente si trattava di oppositori politici del nazionalsocialismo, poi di gruppi dichiarati razzialmente e biologicamente inferiori e cittadini provenienti dagli stati europei occupati dai nazisti.

Isolato dal lager, nel cortile della prigione veniva praticata l’impiccagione.

C’erano anche i forni crematori usati per circa 12.000 prigionieri di guerra sovietici, una struttura improvvisata sostituita nel  1942. Nel frattempo venne realizzata una struttura per le fucilazioni alla nuca e una camera a gas. 

I prigionieri erano vittime di esecuzioni sistematiche ed esperimenti medici, venivano praticate loro delle ferite e indotte infezioni per testare l’efficacia dei farmaci, in particolare ai bambini veniva inoculato il virus dell’epatite per verificare la reazione del fegato.

Nel 1940 venne aggiunta una pista per la prova delle calzature, composta da diverse tipologie di terreno calpestabile, dove i prigionieri dovevano marciare per tutta la giornata per testare le suole per la Wehrmacht, le forze armate tedesche.

Non stupisce che questo campo fosse stato progettato con l’intenzione di farlo diventare un esempio, un campo modello per la costruzione di altri distribuiti in Germania e nei territori occupati. 

Nel 1945, dopo la liberazione del campo venne improvvisato un ospedale da campo per gli ex-prigionieri e invalidi di guerra. Nel 1955 con la raccolta fondi per l’istituzione di luoghi del ricordo nazionale, furono istituiti i lavori per la costruzione di un sito monumentale.

Raccontare tutto ciò è terrificante. Scriverne è tremendo. Passeggiare al suo interno ancor di più.

Ancora oggi mi chiedo come sia potuto accadere ciò. Come è possibile essere stati in grado di costruire un campo del genere senza nessuna protesta in grado di fermarne la realizzazione. Come è stata possibile una ferocia del genere. Domande che credo si faccia ognuno di noi davanti a tanto orrore. 

Agghiacciante.

Consiglio la visita, un’esperienza forte, ma che serve a ognuno di noi per comprendere fin dove la cattiveria dell’uomo è riuscita ad arrivare e fare in modo che non avvenga mai più nulla di simile.

  • Guarda: la strada percorsa dai deportati; il quartiere residenziale che bisogna attraversare; la precisione con cui è stata costruita questa enorme “città” dell’orrore.
  • Prova: ad ascoltare il silenzio.
  • Ama: la pace e la vita.

 

 

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