Il mio viaggio in Corsica inizia a Livorno, all’imbarco della Corsica Ferries. Quattro ore, tempo che non è così infinito come sembra al momento della prenotazione, una navigazione dove poter osservare le isole d’Elba e Capraia prima di giungere a Bastia.

Finalmente quasi all’improvviso, eccola la costa corsa: la realizzazione di un sogno, il mio sogno chiamato Corsica.

Un territorio montagnoso e tante casette bianche arroccate su questo territorio. Non so se siete mai stati a Favignana, ma ho provato la stessa emozione, mi è sembrato di vedere una Favignana grandissima.

La prima impressione è di una città signorile ed elegante e devo ammettere di non aver sbagliato.

Tappa 1: Bastia. Dopo una salita per niente leggera, diversi gradini più o meno scivolosi, ho trascorso la mia prima notte alla Citadelle de Bastia. Vicoli incredibilmente eleganti, una luce da quartiere bohémien, una storia che trapela da ogni mattone. Tutto sa di Francia.

A questo punto trovo necessario scrivere un breve excursus storico per conoscere meglio Bastia e non solo,  da sempre oggetto del desiderio di molti altri Stati.

Il nome Bastia proviene dalla fortezza, una bastiglia, fondata dal governatore francese nel lontano 1378 per difendere la zona dagli attacchi del conte Arrigo della Rocca, tenente generale degli eserciti di Corsica e Sardegna. Attorno alla fortezza si forma subito il centro abitato. Nel 1488 vengono terminati il recinto delle mura e inizia l’edificazione della cittadella terminata nel 1521. Ma come ben si sa, la Corsica è stata oggetto del desiderio di diversi imperi quindi si forma nel XVIII secolo il primo movimento d’indipendenza dell’isola, anche se poco dopo è nuovamente occupata dai genovesi prima, dai francesi poi. A seguito del trattato di Versailles, nel 1768, passa definitivamente alla Francia insieme a tutta la Corsica, e inizia la sua francesizzazione. Perde però la qualifica di capitale in favore di Ajaccio, scelta dai francesi per avere tra i suoi natali Napoleone Bonaparte e per non essere rivolta all’Italia. Nel XIX secolo è nuovamente centro di diverse dispute, passa dagli indipendentisti corsi ai francesi agli inglesi all’indipendenza per tornare nuovamente ai francesi fino alla II guerra mondiale. Nel 1942 è occupata dagli italiani e dai nazisti, fino a quando vengono scacciati dai partigiani e dalle truppe francesi, soprattutto soldati o meglio goumier marocchini, tornando sotto la piena amministrazione francese.

Passeggiando tra i suoi vicoli, le rue, si percepisce l’importanza della bastiglia, è impossibile non averla voluta possedere. Un punto così strategico in un territorio altrettanto tale non può passare inosservato.

Ogni singolo mattone lascia intravedere questa sua interessantissima storia, basta lasciarsi letteralmente trasportare dalle sue stradine.

I colori, gli odori, i suoni del campanile e della lingua francese, atmosfera perfetta per la mia breve sosta.

Ho soggiornato in uno splendido appartamento francese in uno di questi vicoli, a due passi dalla Cathédrale Sainte-Marie de Bastia, il che è stato davvero perfetto. Ho trascorso mio solo una notte, sufficiente per farmene innamorare.

La sera, la prima cena corsa con l’assaggio dei salumi e del brocciu, formaggio squisito difficile da trovare in Italia, accompagnata da una birra Pietra alla castagna.

Il giorno seguente sveglia presto a suon di campana del campanile della chiesa accanto e uscita mattutina: ore 7.30. Colazione in una carinissima pâtisserie e poi alla scoperta della Citadelle.

Non è molto grande ma è davvero molto  carina. I suoi colori fanno distinguere la dominazione italiana e genovese soprattutto. O

gni piccola rue ha una vista eccellente con colori da sogno e il mio soggetto preferito: il mare. Da ogni piccola stradina fatta di scale in fondo il blu. Un contrasto che emoziona non poco. Sarei rimasta ore e ore a fissare questo panorama. Ma è tempo, tempo di noleggiare l’auto e andare in esplorazione della magnifica terra corsa.

Definisco la mia visita alla Citadelle è proprio una bella scoperta.

Tappa 6: Bastia. Di nuovo qui, ma stavolta ho scelto un alloggio per due notti e nei pressi del porto, per maggiore comodità considerata l’ora della mia partenza mattutina.

Quando devo tornare nella stessa città due volte sono sempre leggermente preoccupata, ho paura che la bellezza scoperta la prima volta venga totalmente offuscata dalla seconda volta. Così non è stato. Ho studiato questa meta con attenzione nei mesi precedenti al viaggio. Per cui all’arrivo bastavano meno di 24 ore per non assaporare tutta la città e al ritorno avrei dedicato più tempo. Scelta azzeccata.

Il mio appartamento perfetto: all’ultimo piano di un palazzo signorile tutto in stile francese e con una vista eccezionale: Place dù Marchè. Qui tutti giorni viene fatto il mercato e la sera la piazza si riempie di tavolini dei tanti ristoranti della zona. Tutto molto elegante, raffinato, maestoso e così maledettamente semplice.

Fantastico il popolo corso e qui, in questa città, lo si conosce meglio rispetto ad altre zone. E’ molto legato alle tradizioni, alla terra, alla famiglia. Per cui non mi potevo lasciare sfuggire una boutique davvero incredibile e che consiglio a tutti di visitare e dove poter spendere in bellissimi souvenir: Zia Antonia. Una visita che definirei quasi mistica. Me ne sono già innamorata quando l’ho trovata tra le mie ricerche internet prima della partenza, ma entrare in questo atelier è stato surreale. L’accoglienza del padrone di casa impeccabile, perfetta, charm sacri e originali. Ho trovato qui la vera assenza dei popolo corso.

Una terra da amare, un popolo da amare. 

  • Guarda: l’architettura dai colori accesi della Citadelle e le rue con vista mare.
  • Prova: la passeggiata mattutina alla Citadelle de Bastia e l’immancabile colazione francese con pain au chocolat.
  • Ama: il popolo corso.

 

 

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